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al poeta coreano Ko Un il Premio Internazionale NordSud della Fondazione Pescarabruzzo

in notizie nottetempo 16/10/2014

Premio Internazionale NordSud di Letteratura e Scienze Fondazione Pescarabruzzo

Pescara 24 Ottobre 2014

 

Al poeta coreano Ko Un

il Premio Internazionale NordSud per la Poesia della Fondazione Pescarabruzzo

 

Parlare del Nord e del Sud del mondo in termini di contatti, scambi, influenze è l’obiettivo del Premio Internazionale NordSud di Letteratura e Scienze Fondazione Pescarabruzzo, giunto quest’ anno alla sua VI edizione.

Istituito nel 2009, il Premio si è imposto per l’originalità e per il prestigioso Albo d’Oro dei vincitori: Peter Handke, Joumana Haddad, Lars Gustafsson, Kamila Shamsie, Evgenij Rejn, Radwa Ashour, Aleksandar Hemon, Maram al-Masri, Luis Sepúlveda e Michael Krüger per la Letteratura, e Lucia Votano, Kumaraswamy Vela Velupillai, Jayati Ghosh, Stanko Stanic, Klaus G. Strassmeier, Giovanni F. Bignami,  Jean-Paul Fitoussi, Giulia Biffi e Anwar Shaikh per le Scienze.

La Giuria del Premio, composta da Nicola Mattoscio (Presidente), Stevka Šmitran (Segretario), Franco Cardini, Francesco Marroni, Elio Pecora, Benito Sablone e Lucia Votano, ha attribuito i seguenti premi per il 2014:  Ko Un per la Poesia, André Aciman per la Narrativa, Edoardo Boncinelli per le Scienze Esatte e Naturali e Shu-Heng Chen  per le Scienze Sociali.

La cerimonia di premiazione è in programma venerdì 24 ottobre 2014, alle ore 17,00, presso la Sala convegni della Fondazione Pescarabruzzo, in Corso Umberto I 83 a Pescara.

I Premiati interverranno con i loro contributi, scritti per l’occasione, sull’ “idea di contemporaneità”.

 

Ko Un, maggiore poeta coreano vivente, due volte candidato al Nobel e tra i finalisti nel 2005, nato nel 1933 nella regione di Cholla, Corea del Sud, figlio di contadini, assiste fin da bambino alle tragiche vicende del suo Paese: la dominazione coloniale giapponese, gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, la guerra fratricida di Corea del 1950-53, la divisione del territorio dopo la Guerra Fredda e le numerose dittature militari. A diciannove anni si rifugia nella religione buddista, diventa monaco e si dedica allo studio della meditazione Son (‘Zen’, in coreano). Viaggia per alcuni anni vivendo di elemosina, fonda una rivista buddista, inizia a pubblicare saggi e poesie. Decide dopo oltre dieci anni che è tempo di scegliere tra religione e letteratura. Lascia il monastero, attraversa un periodo di disperazione, cerca più volte di togliersi la vita. Negli anni ’70 diventa un attivista nella lotta per i diritti umani e un leader del movimento minjung munhak (‘letteratura del popolo’). Inserito nelle liste nere della KCIA (Korean Central Intelligence Agency), i servizi segreti della Corea del Sud, viene arrestato, imprigionato e torturato ripetutamente e per lunghi periodi. Nel 2000 ha accompagnato il presidente del suo Paese, Kim Dae-Jung nello storico incontro per la riunificazione a Pyongyang e ha letto le sue poesie di fronte ai due leader. Da quell’anno Ko Un è presidente del Comitato incaricato di compilare il grande dizionario coreano che unificherà la lingua del nord e quella del sud. Ko Un non ha mai smesso di scrivere, il suo viaggio poetico trasmette l’immagine personale di una biografia e di un’esperienza coreana uniche e insieme la ricerca della comprensione della vita, del senso dell’esistenza, della morte, della verità universali.

Poeta, saggista, critico letterario, viene chiamato in Corea “kobong”, “alto picco di montagna”, non solo per la mole di libri pubblicati, oltre centoventi, ma perché le sue opere risuonano dello stesso potere mitico di una grande montagna. Le sue poesie sono tradotte in diciassette lingue.

Nottetempo, nella serie di poesia in ebook “poeti.com”, diretta da Maria Pace Ottieri e Andrea Amerio, ha pubblicato nel 2013 la sua raccolta Cos’è? Tra le sue raccolte pubblicate in lingua italiana, Fiori di un istante e L’isola che canta.

 

Cos’è?, di Ko Un

Poesie minime, ispirate alla filosofia sŏn, lo zen coreano.Nei suoi versi liberi, rarefatti come l’aria di montagne altissime, le parole sono in prestito, temporanei sostegni d’illuminazioni improvvise, bagliori, pensieri frecce che folgorano, si accendono, scoccano. Una volta rivelata la realtà del mondo nella sua profondità, semplice ed evidente, potrebbero dissolversi nel silenzio. Ma la necessità di rispondere alle domande permane: il senso dell’esperienza quotidiana, la verità, l’intensità della vita del cosmo in ogni suo più piccolo dettaglio, che cosa sono?

(traduzione di Vincenza D’Urso, pp. 140, euro 10.00, ebook euro 4,49, nottetempo 2013)


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