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Alberto Saibene: un ricordo di Clara Gallini

in notizie nottetempo 31/01/2017

  CLARA GALLINI (1931-2017)

Ho controllato: con Lucio Morawetz della Libreria Utopia avevamo invitato Clara Gallini nel 2009 a parlare della Terra del rimorso di Ernesto De Martino. La Gallini fu la sua principale allieva e, introdotta da Lucio, raccontò il libro e il suo autore. Fui colpito dalla studiosa ma non ho ritenuto nella memoria nessuna immagine di lei, solo l'impressione di una donna libera e coraggiosa. Mi pare che si aiutasse con un bastone ma, nel ricordo, la sovrappongo a Giovanna Marini. In realtà quest'ultima era più grossa, l'altra minuta.

Quando uscì, lo scorso anno, Incidenti di percorso. Antropologia di una malattia (Nottetempo) ebbi l'intenzione di leggerlo, ma poi mi passòdi mente. Il libro fu tra le ultime letture di Renato Cristiani, era accanto alla sua poltrona, il padre di Carlotta. Singolare lettura di un uomo singolare. Solo però la notizia della morte nei giorni scorsi della antropologa mi ha spinto a cercarlo. Ė un libro molto bello chesi apre con la descrizione di un percorso di malattia di una donna fino a quel momento libera: il rapporto col proprio corpo menomato, il sistema di relazioni che si instaura con le persone da cui devi dipendere, l'alterazione della percezione della realtà (le visioni), la medicalizzazione della società, l'esplorazione del proprio dolore e della propria sofferenza, i capricci della memoria. La Gallini utilizza la categoria sociologica dell' "osservazione partecipante", un metodo per oggettivizzare se stessa, per auscultarsi attraverso la riflessione. La seconda parte del libro, condotta con lo stesso metodo, ė il racconto e l'analisi della propria autobiografia: la formazione di una bambina, poi ragazza, della buona borghesia di Crema. In questo modo sono rievocati gli spazi domestici, l'istituzione scolastica, il rapporto tra le classi sociali, i riti di famiglia (bellissimo il capitolo sugli scherzi famigliari), la cultura orale e la funzione delle feste, gli animali domestici, i giochi e così via. Il racconto si mescola all'analisi fino all'irrompere, col 25 luglio 1943, della storia nei destini individuali e l'abbandono dell'infanzia. Più rapidamente la Gallini racconta la sua formazione intellettuale, la scelta di diventare una studiosa e come questa comportasse la rinuncia a formare una famiglia. Scrive che un antico pudore la trattiene dal parlare delle esperienze sessuali. Poi l'incontro con De Martino di cui fu assistente volontaria a Cagliari e la scoperta di una Sardegna ancora intatta, l'antropologia sul campo, la politica, il femminile (più che il femminismo). Nell'ultima parte del libro si ritorna alla condizione di donna menomata, la riduzione del mondo ad ambiti sempre più piccoli (il quartiere, la casa, la stanza), Abilia, la badante peruviana  di cui ricostruisce la storia e a cui offre di scrivere le ultime pagine, ma quest'ultima rifiuta.

Pur di notevole forza narrativa, il libro può anche essere letto come un manuale per mettere un ordine e dare un senso alla propria autobiografia.